David Crosby - “If I Could Only Remember My Name” (1971)
- alessandrogasparin1
- 3 gen
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L'album di debutto da solista del cantautore e chitarrista David Crosby, “If I Could Only Remember My Name” (Atlantic Records - 1971), venne registrato in un periodo per lui traumatico. Dopo la morte della sua ragazza Christine Hinton in un incidente stradale, Crosby lavorò rintanandosi a San Francisco e collaborando con numerosi artisti della scena di Laurel Canyon (Los Angeles) e della West Coast, come Neil Young, Joni Mitchell, Jerry Garcia e i membri dei Jefferson Airplane Paul Kantner e Grace Slick. In queste sessioni Croz divenne direttore d'orchestra di un suono complessivo arduo da definire. La sua voce sublime e l'approccio languido conferiscono al tutto un fascino etereo e freak-folk dal cuore oscuro. L'amore di David per le armonie, stratificate insieme e forgiate negli anni precedenti con l’ensemble CSNY (con il già citato Neil Young, Stephen Stills e Graham Nash), fluttua magnificamente in questo lavoro che vive di un sound peculiare, esteso e sperimentato con la voce come vero e proprio strumento.

Un’opera impregnata della perdita, comunicata con sentimento umano attraverso strati sonori, Le voci sovrapposte si intrecciano alle chitarre, acustiche ed elettriche, e la sfida è mettere insieme un disco alle sue condizioni e con una nuova personale rotta. Si comincia con il mantra Music Is Love, che riassume l'atmosfera corale dell'album: un gruppo di amici in studio, lì l'uno per l'altro, che creano la musica che amano. Fondamentalmente una jam session, registrata originariamente come brano di riscaldamento. che vede la partecipazione vocale di Graham Nash e Neil Young. All’emittente britannica BBC, David aveva raccontato di come i due lo avessero convinto a inserirla come traccia di apertura. Suona sì come un potente inno alla musica, ma riflette anche sul crepuscolo di quella controcultura da loro respirata a pieni polmoni e vissuta in prima persona, per la quale “la musica dovrebbe essere libera”. Cowboy Movie è allegoria folk-rock su Rita Coolidge, un’irresistibile cavalcata blues psichedelica, mentre Tamalpais High vede tanto il collettivo impegnato su un arrangiamento jazz quanto Garcia sull’outro di chitarra elettrica.

Il primo lato si chiude in stile Byrds con Laughing, dal respiro lisergico e con la intro vocale spiazzante che lambisce lo stile di Lou Reed. La preziosa presenza di Joni Mitchell alla voce e la lap steel di Garcia rendono questa canzone ancora più incredibilmente epica. What Are Their Names dà il via al secondo lato con una costruzione lenta che raggiunge infine l’apice vocale. Si tratta di una canzone che fa da severo commento sulla classe politica statunitense dei primi anni 70. La delicata bellezza di Traction In The Rain è sbalorditiva, mentre Song With No Words (Tree With No Leaves) potrebbe tranquillamente far parte di un album dei CSN. In coda alla scaletta, le brevi e crepuscolari Orleans e I'd Swear There Was Somebody Here chiudono il discorso con raffinatezza.

Nel complesso, si è di fronte a quella che può essere definita senza remore una pietra miliare della musica del XX secolo. Sin dal primo ascolto, c’è la percezione di tutti i sentimenti contrastanti esternati in musica da Crosby e dai cittadini del suo universo. Tra le varie definizioni che di questo album sono state date, colpisce particolarmente quella del critico Piero Scaruffi, secondo il quale «rappresenta il momento di massimo raccoglimento, di riflusso dal pubblico al privato, dalla comune all'individuo (…) Un'architettura timbrica e armonica quasi barocca, una testarda retorica dell'estasi, un tenue estetismo vocale e un forte impressionismo pittorico fanno di questo disco un'opera unica».



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